| Professionisti |
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Arch. Giovanna Mar |
| Prestazioni |
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Studio di Fattibilità Progettazione Preliminare Progettazione Definitiva Progettazione Esecutiva Direzione Lavori |
| Committente |
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Università degli Studi di Padova |
| Luogo |
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Padova |
| Volume |
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m³ 3.000 |
| Superficie |
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m² 3.000 |
| Date progetto |
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2004 - 2009 |
| Menzione |
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Vincitore categoria Area per la Cultura PREMIO TDA 2010 |
L’intervento interessa il complesso di Palazzo Cavalli a Padova, costituito da un edificio di pregio di origine cinquecentesca e da altri di minor rilievo. Attualmente é sede dei dipartimenti universitari di Geologia, Paleontologia e Mineralogia dell’Università di Padova ed ospita collezioni di grande rilievo storico-scientifico e di impareggiabile bellezza.
Data l’unicità del patrimonio, finora disponibile solo su prenotazione ad un ristretto pubblico a causa dell’assenza di una “struttura” museale adeguata e della presenza di sistemi espositivi risalenti agli anni ’30 (che non garantivano né la corretta conservazione dei reperti fossili, né la sicurezza dei visitatori), nel 2004 l’Università ha deciso di aprire alla comunità l’intera collezione promuovendo un progetto di restauro.
Le tematiche progettuali affrontate sono state le seguenti:
- realizzazione di un sistema atto a risolvere i problemi di conservazione dei reperti dovuti a condizioni termoigrometriche non idonee e all’eccessiva esposizione ai raggi UV;
- ottimizzazione della fruibilità dei locali d’accoglienza e delle sale espositive attraverso la realizzazione di un progetto impiantistico integrato all’architettura;
- ottimizzazione della visibilità dei reperti grazie all’eliminazione dei problemi d’illuminazione derivanti dall’allestimento storico;
- messa in sicurezza delle teche esistenti.
Tra gli obiettivi prioritari la volontà, da un lato, di operare in modo “silenzioso” - ossia con interventi impiantistici integrati nell’architettura, nel massimo rispetto delle strutture storiche esistenti e nella piena reversibilità del loro inserimento - dall’altro, di rendere vero protagonista il reperto, unico elemento percepibile all’interno di uno spazio definito dalla sua sola presenza.
A piano terra, nell’area antistante la facciata principale, vi sono due panche in pietra che fungono da sedute per i visitatori, una delle quali ospita una stele in vetro stratificato con l’immagine della Paranguilla fossile, simbolo del museo.
L’accesso al museo avviene attraverso una bussola in vetro con struttura in acciaio, una scatola “sospesa” da terra, posta in luce al portone, con la funzione di filtro interno/esterno e di alloggiamento delle macchine per il riscaldamento e il raffrescamento dell’aria. Inserita nel rispetto dello storico portone ligneo -sempre aperto- rende percepibile dall’esterno le pareti affrescate nel ’600 del salone principale.
L’androne d’ingresso ospita un bancone rivestito in zinco titanio nero per le funzioni di accoglienza, biglietteria, guardaroba, bookshop. Adiacenti alla reception la Sala della Caccia per gli audiovisivi e le Sale dei Telamoni e del Caminetto con funzioni espositive. Da qui si accede alla Sala delle Palme, un ampio e lungo salone circondato da grandi teche vetrate, dove il nero assoluto di muri, soffitto e tende evidenzia i soli reperti accuratamente illuminati.
Il nuovo allestimento introduce all’interno della sala un sistema che ingloba tutte le teche degli anni ’30 ed è composto principalmente da una base ed una cornice che definiscono la nuova misura dello spazio, incorporando in sé: le fonti luminose, i canali di trattamento aria per la climatizzazione delle teche e delle sale (realizzata tramite impianti distinti), i binari ed i meccanismi per la movimentazione delle lastre di vetro, nonché le tende per modulare la luce naturale proveniente dalle finestre.
Al primo piano l’accesso alle Sale dei Vertebrati avviene attraverso lo scalone affrescato o attraverso un ascensore. Questo, collocato all’interno di una rientranza volumetrica presente tra il corpo principale e le ali laterali del palazzo, è una colonna in vetro opalescente e tessuto bianco, che “convoglia” verso l’interno la luce naturale.
Nelle sale espositive si è introdotto il tema della scoperta: al di là degli scuri teli semitrasparenti che dettano il cammino, il visitatore intuisce la presenza dei “mostruosi” animali del passato fino ad arrivare al cuore delle sale, dove le ombre diventano scheletri.
Le tende a rullo sono sospese ad un sistema di controsoffitti ribassati che fungono da contenitori della parte tecnologica, degli impianti di climatizzazione, illuminotecnici e speciali. Il sistema delle tende ha anche funzione didattica, resa dalle rappresentazioni grafiche, e può essere utilizzato a spirale - fornendo al visitatore un’informazione passo per passo - oppure a campo aperto (arrotolando le tende verso l’alto) per un’osservazione scientifica a tuttotondo.